Mi occupo di Internet dalla fine degli anni ’80. I padri della rete, come Vint Cerf e Bob Kahn, che l’hanno creata più di mezzo secolo fa, oggi sono diventati nonni. I loro figli, che ne hanno guidato la diffusione commerciale e l’impatto sociale, hanno costruito uno spazio senza confini, ormai utilizzato da miliardi di persone.
Il 2020 ha segnato l’inizio di un nuovo decennio e l’ingresso sulla scena digitale della terza generazione di protagonisti di Internet. Ora tocca ai “nipoti”. È il vostro momento, cari giovani: cosa farete di questo “patrimonio dell’umanità”? Saprete fare meglio di noi, delle generazioni che vi hanno preceduto? Le sfide principali riguardano la sicurezza informatica, l’economia digitale, i diritti umani, la comunicazione e la tecnologia.
L’Italia si connette ufficialmente a Internet dal CNUCE CNR di Pisa il 30 aprile 1986 e io ero arrivata lì da pochi mesi.
Lavorare al CNUCE era entusiasmante. Laurea in Matematica, una specializzazione, meno di trent’anni e già un contratto a tempo indeterminato: mi trovavo immersa tra menti brillanti, tutte appassionate di reti. Era un ambiente ricco di conoscenza, dove contavano il merito, la modestia e la voglia di fare.
All’inizio osservi, ascolti, impari senza perdere nulla. Poi la passione cresce, e iniziano ad affidarti le prime responsabilità. Internet in Italia stava per iniziare e sono arrivata giusto in tempo, e la prospettiva era quella che la rete “esplodesse”, come poi è stato.
Nel 1987 partecipai con Marco Sommani al primo meeting internazionale, lo International Academic NetWorkshop (IANW), organizzato da Lawrence Landweber, che si tenne a Princeton. 70 persone da 28 paesi a dimostrazione che le reti stavano diventando un fenomeno globale. Nel report di quel meeting si legge: “… tra i partecipanti c’era un insieme eterogeneo di progettisti di reti, implementatori e finanziatori. L’obiettivo dell’incontro era favorire lo scambio di informazioni tra persone che lavoravano in questi ambiti in diversi paesi, al fine di facilitare il continuo sviluppo del international academic/research electronic internet.”Che emozione! Tanto da fare: non si trattava solo di computer, connessioni, protocolli e pacchetti, ma di persone e della loro crescente voglia di comunicare.
Da subito ci rendemmo conto che le reti non servivano solo a collegare computer, ma soprattutto a mettere in relazione le persone, dando vita a una vera comunità, con esigenze crescenti di comunicazione da sostenere e accompagnare. Presi parte a vari progetti di #inclusionedigitale. Tra questi ricordo il Progetto RINAF (Regional Information Society Network for Africa), ideato nei primi anni ’90 per contrastare l’isolamento di centri e istituzioni di ricerca in Africa. Insieme ai colleghi del CNR offrivamo supporto tecnico sia per la realizzazione delle connessioni di rete sia, soprattutto, per l’organizzazione di corsi di formazione in diverse regioni del continente, affrontando numerose difficoltà logistiche, burocratiche e tecniche nel coordinare uomini e risorse. Il nostro contributo alla diffusione di Internet in quei paesi fu davvero pionieristico.
Poi arrivammo a Kobe, in Giappone. Era il 1992. Quel giorno eravamo convinti che la vera sfida fossero gli utenti e il loro uso consapevole della rete. Nel mondo c’era appena un milione di computer connessi. Il tema dell’accesso riguardava anche i contenuti, i servizi, la conoscenza e la formazione. Fu proprio allora che nacque la Internet Society, l’associazione internazionale che promuove la conoscenza, l’uso e lo sviluppo tecnologico, culturale e sociale di Internet. A Kobe ci dicemmo tutte/i insieme “vale la pena impegnarsi!”. E lo abbiamo fatto, giorno dopo giorno, lavorando con passione, contro ogni limitazione. Nel 1997 la quasi totalità dei paesi del mondo conosceva Internet.
Oggi la rete funziona in tutto il mondo, siamo continuamente connessi, siamo la società digitale, siamo nell’era della comunicazione, siamo sempre collegati con i nostri cellulari. I problemi della rete che sono emersi negli ultimi 20 anni sono legati all’uso che facciamo di Internet e meno al suo funzionamento. Sulle questioni di politica pubblica legate a Internet ci sono visioni diverse dei paesi del mondo e un gran bisogno di accordi sulle regole, ma immaginate quanto sia difficile regolare un media globale come Internet in un mondo che globale non è. Tutto quello che abbiamo imparato è che le soluzioni migliori e durevoli sono il risultato della partecipazione, del dialogo e della cooperazione che sono principi fondamentali che hanno accompagnato lo sviluppo dell’Internet sino dalla sua nascita.
Marina di Massa, 17 marzo 2025